LA DONNA CHE SALVO’ PORTOFINO

I nazisti stavano per distruggere uno dei luoghi più belli e suggestivi della Liguria e dell’ Italia ma una baronessa, di origine scozzesi, riuscì a sventare il piano.

Portofino è certamente una delle località più incantevoli per le bellezze della natura sia per il borgo dei pescatori con le sue caratteristiche case color pastello affacciate sulla piccola baia.

Ma quella che oggi può essere considerata una meta ambita ha rischiato di essere cancellata per sempre per un ordine militare.

Se ancora è in piedi lo si deve a Jeannie Watt, che avrebbe pronunciato la frase giusta al momento giusto.

La baronessa nasce da una famiglia borghese, si sposa con il barone Von Mumm ma la sua notorietà è da ricordare anche per le battaglie in favore di uno stile di vita ed un abbigliamento più libero per le donne.

Per ragioni di salute del marito , scelgono di abitare proprio a Portofino, nel Castello San Giorgio, davanti all’ omonima Chiesa che per secoli fu un ospedale per i marinai in quarantena, creando il rifugio delle proprie esistenze.

Giovane, bella divenne per la perla del Tigullio una figura di primo piano; passeggiava per la piazzetta e gli stretti vicoli con i suoi abiti chiari, fluttuanti e larghi cappelli che proteggevano la capigliatura bionda.

Una figura di altri tempi.

Fece la sua guerra come crocerossina.

A farle visita nel giugno del ‘ 14 anche l’ Imperatore Guglielmo II.

Attorno a questo incontro è fiorita più di una leggenda; a pochi mesi dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale si mormora che l’ interesse dell’ Imperatore fosse quello di legare le sorti della Germania a quelle dell’ Italia grazie alle conoscenze del barone.

Alla morte del marito, ” la signora dette ordine che fossero gettate in mare tutte le casse di champagne che ancora erano presenti al castello”; i racconti degli abitanti dell’ epoca la ritraggono una donna cambiata, austera e solitaria ma che continuò ad essere il punto di riferimento per tutti, aprendo , durante la guerra anche le porte del suo castello in aiuto e soccorso alle persone più bisognose.

Nonostante i bombardamenti che rasero al suolo anche la Chiesa di San Giorgio, la Watt non abbandonò mai Portofino; a questa tenacia e all’ attaccamento al territorio ligure si deve la salvezza di questa perla.

Dalla rocca del castello di Brown, già torre di avvistamento in epoca romana, il tenente Reimers impartiva ordini che giungevano direttamente da Berlino e uno di questi esigeva che in caso di imminente sconfitta, prima della fuga, l’ intero promontorio e porto compreso, venissero fatti saltare in aria.

E quel momento giunse: 23 Aprile 1945.

L’ ultimo atto di amore e di coraggio da parte della baronessa, fu proprio per la sua perla di Tigullio, diventata la sua patria d’ elezione.

Era nel suo salotto pronta a ricevere la visita del tenente ed indossava abiti eleganti e scuri, sui quali aveva appuntato delle decorazioni ricevute durante la Prima Guerra Mondiale, conferitele dall’ Imperatrice; un modo per sottolineare con orgoglio l’ autorità della sua figura.

Aveva espresso il desiderio di incontrare Reimers dopo essere stata messa a conoscenza che sulla banchina del porto , i soldati tedeschi stavano cominciando a scavare buche profonde riempiendole di tritolo.

Nessuno saprà mai cosa si siano detti esattamente i due, certa solo questa frase: ” domani l’ alba sorgerà di nuovo” e certo il fatto che all’ indomani i tedeschi abbandonarono Portofino lasciandola intatta.

Il villaggio dei pescatori, la perla di Tigullio era salva.

In un modo o in un altro le parole di Jeannie Watt erano state determinanti.

Ancora oggi una lapide la ricorda così: ” Alla baronessa Von Mumm pervasa dal profumo del mare e dalle carezze del vento, che fermò le barbarie con gesto coraggioso”:

Francesca Valleri